Benvenuti

Ciao a tutti. Il mio nome è Luigi Sardo. Ho deciso di nominare il mio blog medicinamanonsolo perchè sono un medico e precisamente neurochirurgo pediatra. Sono quindi inseriti argomenti di carattere medico ed è possibile, per chi vuole, chiedere delle consulenze. Il manonsolo sta ad indicare che non voglio solo trattare temi di medicina ma anche altri argomenti. Ad esempio sono molto interessato al discorso del lavoro online quindi inserirò articoli inerenti e anche materiale da scaricare. Potremo discutere di golf che è il mio sport preferito. Ma possiamo trattare tanti argomenti in base alle vostre proposte che spero arrivino. Anzi mi piacerebbe discutere di questioni di cui ho poca o nessuna conoscenza in modo da arricchire il mio bagaglio culturale.

Questo blog è diviso in diverse sezioni nelle quali verranno trattati vari temi.
Le sezioni sono: Medicina e Chirurgia, Economia e Finanza, Web Marketing, Scienze Sociali e Umanistiche, Espressioni Artistiche: Pittura E Dintorni, Arti.
A destra trovate i link che vi porteranno alle varie sezioni.
Ogni sezione è affidata ad un autore diverso.
La sezione Medicina e Chirurgia sarà curata da me.
La sezione Economia e Finanza sarà gestita dal Dott. Paolo Sardo, Consulente Fiscale e Finanziario, mentre la sezione Socialmente sarà affidata al Dott. Gennaro Ponzo, Sociologo e Counselor Sociale.
Per la sezione Espressioni Artistiche: Pittura E Dintorni il referente sarà Nello Bruno autore di numerosi quadri esposti in diverse mostre e la sezione Arti sarà controllata dal Prof. Giuseppe Sessa insegnante di Storia dell'Arte.
La sezione Web Marketing sarà curata dal Dott. Paolo Sardo e da me.
In questa pagina invece si potrà discutere pure di altri argomenti.

Bene. A questo punto vi lascio e vi auguro buon viaggio. A presto

giovedì 27 maggio 2010

Discussione su: Tutta la Verità sulla Mente! II Parte

Ho scritto questo post in risposta ai commenti del Dott. Pasquale Foglia ai miei due articoli pubblicati su PiuChePuoi.it



Sta sicuramente nascendo una discussione sempre più ricca e coinvolgente soprattutto grazie alla profonda preparazione del Dott. Foglia e ad alla sua sempre eccezionale capacità di analisi e introspezione.

Caro Pasquale,

certamente le tue osservazioni sono assolutamente condivisibili per quanto riguarda il comportamento umano, ma non per quanto riguarda le localizzazioni anatomiche.

Io voglio premettere che tutte le informazioni che cito derivano dai risultati di studiosi. Puoi ben immaginare che è fondamentale per me la conoscenza accurata dell'anatomia e della fisiologia cerebrale. Su queste conoscenze noi possiamo effettuare interventi chirurgici sul cervello. Se tali conoscenze non sono accurate puoi comprendere che si può determinare un grave danno al paziente o la morte. Quindi è chiaro che se parlo di funzioni cerebrali si tratta di conoscenze certe perchè su queste si pianifica un intervento. Se non si hanno conoscenze precise sulle funzioni di una determinata area non si sa se si può intervenire.

Ecco perchè ci dobbiamo basare su ciò che sono i risultati scientifici perchè questi sono la conseguenza di studi accurati. Il continuo studio delle funzioni cerebrali può portare ad una nuova metodica di trattamento.

Quindi i vari studi che si conducono, anche se non subito, possono avere ripercussioni positive sul trattamento di patologie. Estendo il discorso per dire che la comprensione sempre più precisa delle funzioni cerebrali può determinare miglioramenti non solo in ambito chirurgico, ma anche medico e sicuramente anche in ciò che concerne i trattamenti psicoterapeutici e certamente anche tutto ciò che riguarda il vostro lavoro di formatori.

Io considero "terapia" tutto ciò che porta alla risoluzione di un problema della persona. A seconda del tipo di problema l'intervento può essere medico, chirurgico, di metodiche formative, ecc.

Quindi anche i vostri interventi sono terapeutici e poichè, come il mio lavoro, riguardano il cervello, anche se su aspetti diversi, credo che occorre sempre rifersi a studi pienamente confermati e accreditati.

E' certamente necessario sviluppare nuove ipotesi che però devono partire da elementi validi e verificati. Data la complessità dell'organo che andiamo a trattare, il cervello, occorre non abbandonarsi ad interpretazioni che non siano basate su dati certi altrimenti si rischia di non ottenere risultati. Le implicazioni che concernono tutti i tipi di intervento sul cervello sono enormi considerando che riguardano aspetti anatomici, fisiologici, psicologici, neuropsicologici, affettivi, cognitivi, ecc.

Per tali motivi non penso che il cervello umano si possa prestare a libere interpretazioni. Ogni scoperta che viene effettuata rappresenta il punto di partenza di una nuova scoperta. Quindi è fondamentale tenere conto del lavoro degli studiosi.

Le nuove scoperte partono sempre da ipotesi o intuizioni che originano da risultati precedenti in un continuo miglioramento.

Questa premessa per dirti di quanto siano importanti per me tali risultati per un interesse professionale, personale e per trovare risposte a domande che mi pongo.

L'esempio degli specialisti era solo una metafora per dire che a seconda del compito interviene prima un emisfero e poi l'altro. E' chiaro che i due specialisti, come tutti gli esseri umani, possono entrare in conflitto. Ma questo non presuppone la lotta tra gli emisferi. Il risultato del lavoro dei due emisferi di un cervello può entrare in conflitto con il risultato del lavoro di due emisferi di un altro cervello.

L'integrazione emisferica è ciò che si verifica nelle funzioni cerebrali. L'apporto di ogni emisfero completa la percezione.

Riguardo allo studio del S. Lucia, io mi riferivo proprio alla percezione visiva. Essa è costituita da visione globale e visione per particolari. Un danno all'emisfero DX elimina la visione globale. Quindi un soggetto normale vede una grande H formata da tante S. Un soggetto con lesione all'emisfero DX vede solo le piccole S.

Quindi il risultato finale è proprio dovuto all'analisi effettuata dai due emisferi e di conseguenza non intendo dire che se c'è un danno emisferico continua l'integrazione.

Le scoperte si basano proprio sull'osservazione di pazienti con lesioni cerebrali. E' chiaro che chi ha una lesione ha una limitazione. Quindi si fa il ragionamento inverso. Se chi ha una lesione all'emisfero destro non ha la visione globale, sempre nel senso di sistema visivo, significa quindi che nei soggetti normali l'emisfero destro compie questa funzione. E questo discorso vale anche per altri aspetti.

I due emisferi sono già specializzati. L'apporto che ognuno di essi dà in ogni situazione dipende dal buon funzionamento del cervello. In caso di lesione organica può mancare il completamento effettuato da un emisfero. Avviene sempre questo scambio di informazioni e quindi di completamento reciproco.

Non c'è alcuna evidenza che un trauma, rimozione, blocco, credenza limitante, ecc. sia espressione di mancanza di coordinazione emisferica o che la impedisca.

Sull'osservazione che queste situazioni siano causa di problemi sono d'accordo. Ma non concordo sulla conclusione netta ed unica per ogni problematica: alla base di tutto c'è la mancanza di integrazione emisferica.

Se l'emisfero SN è poco sviluppato il paziente potrebbe avere dei deficit. Io vedo pazienti con lesioni all'emisfero SN e ti posso assicurare che non sono solo reazioni istintive perchè l'emisfero DX prende il sopravvento.

Perchè l'emisfero SN deve contenere il Sè Cosciente forte? E perchè l'emisfero DX deve contenere il Sè istintivo? Da dove derivano queste affermazioni così nette?

Io non mi sto confrontando con gli studi. Tali studi confermano ciò che io dico. Gli emisferi cerebrali svolgono funzioni simili e diverse e siamo il risultato finale di tali funzioni.

Vedo che su diversi aspetti sei d'accordo anche se dici in "situazioni ordinarie". Comunque questo si verifica anche in situazioni straordinarie.

Comunque a quanto pare, anche se solo in condizioni normali, accetti che le funzioni dei due emisferi si completano a vicenda. Quindi almeno vedo che non consideri che tutte queste funzioni sono svolte solo dall'emisfero SN.

Il punto è che tu dai per scontato che quando non c'è ottima salute e lucidità mentale il problema è la mancanza di integrazione emisferica. Questo è possibile se alla base c'è una lesione. In caso contrario il problema è da ricercare altrove.

Non è l'emisfero SN che si sviluppa poco e non controlla l'emisfero DX. Da dove deriva questa visione? Mi sembra che così si nega tutta la psichiatria, la neuropsicologia, la neurologia, la neurochirurgia, la neuroradiologia.

Ma qual'è la fonte da cui risulta che l'emisfero DX è irrazionale, sede degli istinti bestiali e sede dell'amore? Se manca l'emisfero SN l'uomo sarebbe simile alle bestie? Già ho scritto che vedo persone con lesioni anche gravi all'emisfero SN ma non hanno comportamenti simili agli animali.

Per essere più precisi se non ci fossero i lobi frontali (DX e SN) potremmo dire che gli uomini sarebbero solo istinti. In realtà la situazione sarebbe molto più complessa.

Le funzioni che tu attribuisci all'emisfero SN sono funzioni dei lobi frontali. E' questa parte del cervello che esercita il controllo non l'emisfero SN. Infatti io non ho mai detto che l'emisfero SN si sviluppa intorno ai 20-30 anni ma sono i lobi frontali a svilupparsi completamente dopo tanto tempo poichè le loro funzioni sono estremamente complesse.

Quindi quali sono gli studi che invece confermano questa visione di emisfero SN razionale ed emisfero DX istintivo in perenne lotta tra loro?

Non è questione di scandalizzarsi solo però che queste definizioni non hanno alcun supporto scientifico. E qualsiasi affermazione non supportata da basi scientifiche è filosofia.

Tu puoi certamente parlare di Sè Cosciente, Sè Istintivo o altro ma non puoi attribuire una sede anatomica sicura. Lo stesso Freud parlava di ES, Io e Super IO e non ha mai parlato di regioni cerebrali.

Per tal motivo non puoi dire che il Prof. Perrella è eccessivamente razionale. E come deve essere? Irrazionale? Si tratta di uno studioso e del Presidente della Società Nazionale di Neuroscienze BrainMind&Life-Italia. Non credo che si può tacciare di razionalità. Credo che abbia tutte le carte in regola per sostenere ciò che dice. La sua analisi, con la quale sono pienamente d'accordo, è così chiara e semplice. Infatti già ne parlavo in articoli precedenti.

I risultati sui pazienti callosotomizzati sono stati travisati e si è iniziato a dare le interpretazioni più filosofiche mischiando diverse teorie. Quando si è iniziato a dire che nell'emisfero DX avvengono processi non coscienti si è iniziato a parlare di inconscio, di affermare che l'inconscio di Freud aveva trovato la sua sede: l'emisfero DX. E sono nati fior fiori di libri ricchi delle più grandi interpretazioni libere, fantasiose e speculative. E come si fa a trovare un trattamento per qualcosa che non ha una base fisiologica?

In aggiunta a quanto afferma il Prof. Perrella ti posso segnalare le dichiarazioni del Prof. Sergio Della Sala, neurologo ed esperto di psicobiologia. Ha lavorato presso l'Università di Milano e collaborato con l'Università di Berkely, California, l'Unità di Psicologia Applicata di Cambridge e la Scuola di Psicologia dell'Università di Perth, Western Australia. Ora insegna all'Università di Endimburgo. Si tratta di un importante studioso che ha coniato un termine molto simpatico: neuropanzane.

Ti riporto uno stralcio dell'intervista: "False credenze sul cervello che si riproducono e radicano non solo per il sensazionalismo dei media ma anche per gli interessi imprenditoriali che stanno dietro alla comunicazione scientifica, diventando appunto neuromiti. Qualche esempio: è proprio vero che ascoltare i Requiem di Mozart rende più intelligenti? No, solo che la notizia è servita a vendere molta più musica classica. E risponde a verità scientifica che l'emisfero DX sovrintende alla creatività e lavora come un artista hippie mentre il sinistro è simile ad un grigio ragioniere contabile? Niente affatto, spiega il professore, ma la notizia è servita a vendere software per imparare le lingue di notte e sollecitare la nostra parte destra piuttosto che quella sinistra. Ma la più bella panzana è che noi usiamo solo il 10% del cervello. Miti sulla mente duri a morire".

Credo che il suo punto di vista sia simile a quello del Prof. Perrella.

Ritornando al discorso dei lobi frontali come dicevo le loro funzioni sono molto complesse.  I lobi frontali sono costituiti dalla corteccia prefrontale anteriore e dalla corteccia motoria posteriore (area premotoria, motoria supplementare e motoria primaria). Al di sotto della corteccia c'è la sostanza bianca dei lobi frontali costituita da milioni e milioni di fibre che si portano a quasi tutte le aree cerebrali e all'emisfero controlaterale. I lobi frontali sono la sede delle valutazioni cognitive, delle valutazioni emozionali, dalla loro attività si possono anche generare emozioni. Sono sede della pianificazione e delle regole apprese. Sono la sede della trasformazione del pensiero in atti. Ciò avviene dopo che l'azione è stata valutata dal punto di vista del socialmente accettabile. La parte anteriore di quello che si chiama giro del cingolo (una circonvoluzione cerebrale che si trova al di sopra del corpo calloso e che si estende dal lobo frontale al lobo occipitale) si attiva  in conseguenza di un nostro errore. La parte orbitofrontale valuta se una nostra azione è socialmente accettabile altrimenti viene inibita.

A livello dei lobi frontali vi sono poi tutte le aree motorie che comprendono l'area premotoria, la corteccia motoria supplementare e l'area motoria primaria. In queste sedi avviene tutta la pianificazione del movimento. L'esecuzione dei movimenti è molto complessa. Infatti richiede l'intervento anche di strutture sottocorticali e del cervelletto.

Gli emisferi sono costituiti dalla corteccia cerebrale, dai fasci di fibre che costituiscono la sostanza bianca e dalle strutture sottocorticali.

Nel bambino lo sviluppo più importante riguarda proprio la corteccia cerebrale. Le strutture sottocorticali sono già funzionali. Quindi più che dire che il bambino è tutto inconscio possiamo più dire istinti e reazioni emozionali.

Le aree corticali (sia  a destra che a sinistra) si sviluppano in seguito agli stimoli. La maturazione ad esempio della corteccia visiva si ottiene proprio grazie agli stimoli luminosi in virtù dei quali i neuroni creano collegamenti specifici. In assenza di stimoli luminosi il bambino può avere cecità corticale. Lo stesso vale per le altre aree con tempi di maturazione diversi. I centri corticali della parola si sviluppano intorno ad un anno. Le aree motorie già funzionano ma devono comunque maturare. Infatti i bambini cominciano a deambulare intorno ai 12-18 mesi. E la maturazione continua ancora. Infine le aree prefrontali (destra e sinistra) che impiegano dai 20 ai 30 anni per maturare completamente poichè svolgono le funzioni più complesse.

Man mano che i lobi frontali maturano aumenta il controllo delle strutture sottocorticali. Perchè è lì che originano i processi istintivi ed emozionali sia a destra che a sinistra. Quindi ecco perchè man mano che si cresce si acquista maggiore consapevolezza di sè e migliora la valutazione cognitiva dei processi emozionali. Quindi i problemi di immaturità, incapacità o altro sono dovute ad un'incompleta o non efficace maturazione dei lobi frontali e non perchè non si sviluppa l'emisfero SN.

Le strutture sottocorticali che intervengono nei processi emozionali entrano a far parte di quello che era definito sistema limbico. Il sistema limbico comprende varie strutture a diverso livello.

Componenti corticali: lobo olfattivo, ippocampo, area entorinale, giro cingolato.

Componenti sottocorticali: amigdala, nuclei anteriori del talamo, nuclei mammillari, nuclei del setto pellucido, abenula, ipotalamo.

Strutture di collegamento: fascio mammillo-talamico, stria midollare, strie mediale e laterale, fornice, commessura anteriore.

Ha quindi un'organizzazione funzionale molto complessa. Oggi però non si parla più di sistema limbico ma di circuiti specifici per ogni emozione. Il circuito della paura è quello che è stato studiato in tutte le sue caratteristiche anatomo-funzionali dal neurobiologo Joseph LeDoux. Tale circuito è costituito dalle vie sensoriali, dai due talami, le amigdale, i lobi frontali. Questi ultimi svolgono un ruolo di controllo nel senso che possono inibire l'attività di tale circuito o elaborare una risposta.

Joseph LeDoux ha studiato in particolare l'attività dell'amigdala. Tali studi li ha condotti sui topi analizzando indifferentemente l'amigdala di destra o di sinistra. I risultati si possono tranquillamente estendere all'uomo poichè una reazione come la paura è comune a tutte le specie e le strutture responsabili sono uguali in tutte le specie. Ciò che infatti distingue l'uomo è lo spessore della corteccia cerebrale e l'estensione dei lobi frontali. E' a questo livello la grande differenza con le altre specie.

Si può quindi vedere che le cosiddette reazioni istintive, emozionali originano a livello delle strutture sottocorticali. Strutture presenti ripeto sia all'interno dell'emisfero SN che dell'emisfero DX.

L'attività della corteccia cerebrale e soprattutto dei lobi frontali determina una modulazione della funzione di queste strutture. Modulazione che è massima nell'uomo proprio perchè sono più sviluppati i lobi frontali.

Cominciamo a vedere che non è più un problema DX-SN ma possiamo dire di sopra e sotto e viceversa. Dobbiamo considerare lo sviluppo del cervello come un processo in senso verticale. Si parte dalle strutture più profonde in comune a tutti gli animali compresi i rettili e man mano che si procede verso l'alto aumentano la complessità e le funzioni fino ad arrivare, nell'uomo, al massimo sviluppo della corteccia cerebrale e dei lobi frontali. Quindi ripeto uno sviluppo verticale (cortico-sottocorticale) e non orizzontale (emisfero SN-emisfero DX). Lo stesso si può osservare, in forma accelerata, in un bambino. Infatti le strutture sottocorticali sono già presenti e man mano si sviluppa la corteccia cerebrale e in particolare i lobi frontali.

L'organizzazione funzionale per quanto riguarda l'elaborazione di reazioni istintive, emozionali, pulsionali è legata  proprio ai collegamenti cortico-sottocorticali in entrambi gli emisferi.

Funzioni sottocorticali = origine e mantenimento, meccanismi motivazionali (aree del setto, amigdala, ippocampo, sistemi noradrenergici, serotoninergici, dopaminergici)

Funzioni corticali = elaborazione cognitiva, espressione e riconoscimento (strutture lateralizzate negli emisferi)

Controllo = lobi frontali

Anche un'elaborazione cognitiva cosciente può generare reazioni emozionali ma sempre tramite le connessioni con le strutture sottocorticali.

Si evidenzia quindi il ruolo fondamentale dei lobi frontali e in particolare della corteccia orbitofrontale che ha un ruolo inibitorio. Infatti lesioni dei lobi frontali e in particolare della regione orbito-frontale provocano incontinenza emotiva (esempio riso e pianto spastico) e comportamentale (disinibizione cognitiva e sociale).

Si è osservato in particolare che lesioni del lobo frontale SN possono provocare una sintomatologia depressiva mentre invece lesioni del lobo frontale DX euforia immotivata.

Io osservo pazienti con lesioni frontali che possono essere trascurati, logorroici oppure depressi. In alcuni casi non c'è una sintomatologia evidente. Ulteriore dimostrazione della complessità del cervello e di quanto ancora c'è da conoscere.

Quindi un'espressione emozionale incontrollata si viene a verificare quando viene a mancare il controllo dei lobi frontali non dell'emisfero SN.

Nelle reazioni emozionali ha un ruolo importante l'amigdala. Oltre ad essere il centro del meccanismo della paura ha un ruolo anche nella regolazione di altre emozioni.

Un danno bilaterale dell'amigdala causa infatti la sindrome di Kluver-Bucy che provoca appiattimento delle emozioni, iperoralità, comportamento sessuale inappropriato, assenza di paura.

E' più che evidente il ruolo nei meccanismi emozionali delle strutture sottocorticali.

Per quanto riguarda ciò che indichi come raptus omicida, raptus di gelosia, collere tremende il Prof. Perrella le conosce benissimo poichè sa che alla base vi è un'alterazione delle interazioni tra i lobi frontali e le strutture sottocorticali e no una prevalenza dell'emisfero DX sul SN.

Occorre considerare che le connessioni che dall'amigdala si portano al lobo frontale possono essere superiori a quelle che dal lobo frontale vanno all'amigdala.

Quindi in una reazione emozionale fortissima gli impulsi che raggiungono i lobi frontali sono di tale intensità che essi non riescono a pianificare una reazione adeguata e quindi "si perde il controllo".

Quindi anche in queste situazioni straordinarie non si perdono le interazioni  tra i due emisferi ma si può perdere l'appropriatezza della risposta. In una situazione di pericolo l'attivazione di entrambi i lobi frontali è massima poichè bisogna elaborare una strategia per la sopravvivenza. Però può essere che il comportamento  possa essere alterato nel caso in cui le strutture sottocorticali prendono il sopravvento.

Consideriamo un altro aspetto. Se le reazioni emotive fossero localizzate solo a destra non noi potremmo asportare chirurgicamente l'amigdala poichè il paziente potrebbe non avere più reazioni emotive. Nel trattamento di alcune forme di epilessia che non rispondono ai farmaci si può asportare l'amigdala e l'ippocampo con regressione delle crisi.

Quindi dicevo che se funzionasse solo l'amigdala di destra quest'ultima non potrebbe essere asportata. Invece si può tranquillamente praticare la rimozione perchè continua a funzionare l'amigdala di SN che assume tutte le funzioni. Lo stesso vale nel caso di asportazione dell'amigdala SN.

Le informazioni arrivano attraverso le vie sensoriali. Una reazione emozionale può essere determinata da qualcosa che vediamo, sentiamo, tocchiamo, ecc. Tali informazioni arrivano al talamo. Da qui si portano all'amigdala che si attiva, in particolare in reazioni di rabbia, paura. Se tali informazioni arrivano solo ad un'amigdala essa coinvolge l'amigdala controlaterale attraverso la commessura anteriore.

Dal talamo gli stessi messaggi si portano ai lobi frontali che esaminano la situazione e pianificano una risposta.

Ora in caso di pericolo i lobi frontali possono decidere una risposta del tipo "attacca o fuggi". Se in realtà non c'è pericolo i lobi frontali disattivano l'amigdala e cessa la reazione di allarme. E' possibile però, come dicevo, che l'attivazione dell'amigdala può essere tale da impedire al lobo frontale di reagire (perdita di controllo).

Caro Pasquale puoi vedere che tutte le argomentazioni che tu porti trovano una spiegazione più lineare e certamente fisiologica spostando la visuale di 90°.

Cioè considerare che non è un problema DX-SN ma di interazioni sopra-sotto (cortico-sottocorticali).
Quindi se provi a riconsiderare tutto alla luce di queste strutturazioni il quadro diventa più lineare e fisiologico. Quindi a riscrivere tutto ciò che hai menzionato nei commenti considerando questo schema:


interazione
strutture corticali <------> sottocorticali


interazione-integrazione
emisfero SN<------> emisfero DX

In questo modo c'è una precisa coincidenza tra ciò che sono le basi neurofisiologiche e le osservazioni del Prof. Perrella e del Prof. Della Sala.

Una piccola parentesi. Non comprendo il ruolo dell'energia cinetica. Quest'ultima è l'energia posseduta da un corpo in movimento ed è proporzionale alla massa del corpo stesso e alla sua velocità. Le cellule che si muovono nell'organismo sono i globuli rossi, i globuli bianchi, le piastrine, i macrofagi, ecc. Ora considerando le dimensioni microscopiche di tali cellule e certamente una velocità che non può essere elevata, i valori di energia cinetica penso che siano infinitesimali.

In conclusione io non voglio certamente spostare il discorso della lotta da orizzontale a verticale.

E' proprio il concetto di lotta che non capisco. Quali sarebbero questi istinti bestiali? Gli animali sono guidati dall'istinto di sopravvivenza, dal soddisfacimento di bisogni (fame, sete), dalla perpetuazione della specie. Attaccano se minacciati, per procurarsi il cibo, per difendere il territorio.

Quindi quali sono questi istinti emotivi che vanno aasolutamente controllati?

Inoltre consideriamo un altro aspetto. Le reazioni emotive sono comuni sia agli animali che agli uomini. Ma il meccanismo si avvia in presenza di stimoli. Considerando l'uomo, un qualsiasi tipo di emozione si genera in risposta ad uno stimolo. Non mi sembra che si genera un'emozione in assenza di stimoli. Anche nel caso di pensieri l'emozione che deriva  origine dal pensiero stesso che funge da stimolo. Quindi cosa bisogna controllare? Gli stimoli? I pensieri?

In più occorre considerare che lo stesso stimolo può provocare risposte diverse in diverse individui. Quindi il ruolo importante della valutazione cognitiva che è diversa da persona a persona.

Quindi conta il valore che si attribuisce ad uno stimolo. Reazioni emotive in assenza di stimoli sono legate a patologie che coinvolgono soprattutto i lobi frontali. Come è dimostrato negli animali con lesioni della corteccia cerebrale che presentano reazioni immotivate come la falsa rabbia.

Quindi il punto importante non è reprimere o lottare ma comprendere le emozioni. Cercare di capire perchè in determinate situazioni si verificano specifiche reazioni. Sviluppare quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva.

Quindi caro Pasquale puoi vedere che uscendo dallo schema dell'eterna lotta DX-SN, seguendo quali sono i normali processi fisiologici e considerando il ruolo fondamentale della valutazione cognitiva alla base del valore che attribuiamo ai diversi stimoli, i nostri discorsi diventano perfettamente coincidenti.

Io illustro le basi fisiologiche e tu partendo da queste, considerando le peculiarità emisferiche e le loro integrazioni, puoi facilmente trovare la strada per espletare al massimo il tuo intervento terapeutico: la modifica permanente dei circuiti neurali responsabili di valutazioni cognitive che possono essere alla base di reazioni emotive o stati d'animo persistenti a carattere deleterio che si possono generare in risposta a determinati stimoli.

Sono convinto che nasce un lavoro fantastico!
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venerdì 14 maggio 2010

Inconscio e Specializzazione Emisferica

Si tende generalmente a descrivere l'attività cerebrale come caratterizzata da processi coscienti e razionali a livello dell'emisfero sinistro e processi inconsci, irrazionali a carico dell'emisfero destro. Inoltre quest'ultimo viene considerato come sede delle emozioni. Si attribuisce anche un ruolo di controllo dell'emisfero sinistro sul destro.

Non abbiamo al momento alcuna evidenza sperimentale sul funzionamento degli emisferi così come illustrato.

Noi dobbiamo distinguere tra ciò che è attività non cosciente del cervello e inconscio in senso freudiano.

Sono numerose le attività non coscienti. La maggior parte di esse si svolgono nelle strutture sottocorticali. C'è una struttura presente bilateralmente chiamata talamo che riceve tutte le informazioni provenienti dall'esterno e dall'interno del corpo ed invia alla corteccia cerebrale solo una parte poichè per molte funzioni non è necessario l'intervento della corteccia. Anche perchè sarebbe impossibile vivere bombardati dalle migliaia di informazioni che ogni secondo arrivano al talamo.

Ma anche processi coscienti hanno componenti non coscienti. Io posso effettuare un movimento volontario ma non ho coscienza di tutti i processi che intervengono: idea del movimento a livello della corteccia prefrontale, corteccia premotoria, area motoria supplementare, area motoria primaria, controllo durante l'esecuzione del movimento da parte dei gangli della base e del cervelletto, segnali provenienti dalle articolazioni e dai muscoli che danno in ogni istante la posizione dei diversi segmenti corporei ed inoltre la correttezza del movimento. Se il movimento mentre è in esecuzione non è corretto il cervelletto interviene e lo corregge. Pensate che tutto questo si svolge in frazioni di secondo!!! Tutto questo succede anche per tutto il breve tempo in cui aprite semplicemente la vostra mano.

Questa localizzazione dell'inconscio in senso freudiano a livello dell'emisfero destro è un'estrapolazione fatta in seguito a studi condotti su pazienti commissurotomizzati in cui si è vista la presenza di processi che restano non coscienti poichè non possono passare all'emisfero sn. Quindi si è ritenuto che l'emisfero dx fosse la sede di ciò che Freud chiama inconscio.

Ma non è così!

Oggi c'è quella che si chiama neuropsicoanalisi che ha lo scopo di individuare le strutture cerebrali che potrebbero essere implicate nei processi descritti da Freud. Sembra che un certo ruolo potrebbe essere assunto dall'amigdala e da altre strutture sottocorticali presenti bilateralmente.

Ma non ancora vi sono evidenze sperimentali. Quella di Freud è una teoria che cerca di spiegare la psicopatologia ricercandola nei meccanismi di rimozione. Ma al momento non sono state ancora individuate in maniera precisa le strutture respnsabili dei processi descritti da Freud.

La psicanalisi è una teoria che è stata anche rivista negli anni (Klein, Bion, Adler, Jung, Reich).

Abbiamo poi diversi approcci alla psicopatologia e alcuni non prendono in considerazione l'inconscio nè viene considerata una localizzazione dell'incoscio a livello dell'emisfero dx. Oltre alla psicoanalisi e alle psicoterapie ad indirizzo psicoanalitico abbiamo infatti le terapie relazionali sistemiche, le terapie cognitivo-comprtamentali, ecc. Diverse impostazioni  non psicoanalitiche (le psicoterapie di ispirazione fenomenologico-esistenziale, la terapia della Gestalt, l'analisi transazionale, la terapia centrata sul cliente).

Gli psicologi cognitivo-comportamentali ad esempio non attribuiscono alcuna importanza all'inconscio ma cercano di scoprire le relazioni reciproche tra processi cognitivi, processi emozionali e attività motorie esplicite. Il trattamento si basa sui concetti di condizionamento, decondizionamento, apprendimento.
Secondo la teoria comportamentista, la malattia mentale deriva da apprendimenti sbagliati che hanno condizionato negativamente il soggetto e gli "interventi" si basano su tecniche di desensibilizzazione allo stimolo che provoca sofferenza.

Gli assunti del modello cognitivo-comportamentale sono contenuti in una teoria semplice e chiara: le emozioni negative degli esseri umani sono una conseguenza di ragionamenti e modi di pensare. Da questo inquadramento teorico deriva un approccio terapeutico nuovo. Anzichè intervenire sul tono dell'umore negativo o sugli stati emotivi, il terapeuta aiuta il paziente ad individuare e correggere le sue modalità distorte di pensiero e ad apprendere modalità cognitive alternative.

L'importanza del cognitivismo è stata quella di sottolineare il ruolo dei sistemi di rappresentazione immaginativi e verbali come le modalità di pensiero, le convinzioni personali, le aspettative, le teorie esplicite su di sè e sul mondo ed il loro rapporto con gli stati emotivi e le strategie comportamentali>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Vediamo quindi che non viene attribuito alcun ruolo a ciò che può essere definito inconscio ma si evidenzia il ruolo fondamentali dei processi di apprendimento e memoria, senza identificare alcuna localizzazione emisferica.

Quindi affermare che l'emisfero destro è sede dell'inconscio nel senso in cui lo intendeva Freud significa dare una localizzazione anatomo-funzionale.  Ma ad oggi non c'è nessuna conferma di ciò, nè del controllo esercitato dall'emisfero sinistro sul destro.

<<Ogni organismo è continuamente impegnato ad escludere dalla coscienza una larga parte delle informazioni che lo raggiungono e delle elaborazioni nervose che gli permettono di vivere.
Il modello di inconscio elaborato dalla psicoanalisi è però diverso in quanto concerne in maniera originale e peculiare una sfera psicologica dotata di propria completa autonomia. Esso prevede che l'attività inconscia si origini in corrispondenza delle regolazioni istintivo-affettive esistenti nella scala filogenetica. Sembrerebbe quindi logico che le regolazioni inconsce nel  senso psicodinamico trovino radice nelle strutture del nostro cervello deputate alla vita affettiva e istintiva, aventi forti connessioni e sovrapposizioni da un lato con quelle impegnate nella regolazione vegetativa e dall'altro con quelle che permettono apprendimento ed ideazione. Sono le strutture diencefaliche, rinencefaliche e ipotalamiche!
Strutture pienamente presenti ai livelli filogenetici e capaci di regolare un comportamento già così complesso ed articolato come quello istintivo>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Vediamo quindi che viene attribuita importanza alle strutture sottocorticali presenti bilateralmente anche se, come ho detto prima, al momento non esiste alcuna evidenza sperimentale.

Quindi quando parliamo di inconscio dobbiamo specificare se intendiamo l'inconscio freudiano. Per le neuroscienze infatti per inconscio si intendono tutte le attività di cui non abbiamo coscienza e che riguardano funzioni di entrambi gli emisferi.

Da un punto di vista neurofisiologico l'emisfero destro compie funzioni specifiche come l'emisfero sinistro e l'attività di entrambi contribuisce alla nostra vita.

Esiste, secondo la teoria di Elkhonon Goldberg, un affidarsi negli anni a programmi stereotipati presenti nell'emisfero sinistro. L'Autore attribuisce grande importanza al ruolo assunto dall'emisfero destro nell'apprendimento e nelle novità. Se non apprendiamo più nulla ci affidiamo ai programmi appresi in passato e che sono localizzati nell'emisfero sinistro. Goldberg precisa che questa è la sua visione poichè il ruolo effettivo dei due emisferi resta ancora misterioso.

<<La dualità è una delle caratteristiche principali dell'architettura cerebrale e il suo più tenace enigma. Perchè il cervello è diviso in due emisferi? Sono state proposte a tale riguardo numerose teorie e ipotesi, ma nessuna di esse è stata in grado di svelare l'enigma. Noi esamineremo un'idea radicalmente nuova della dualità cerebrale: l'emisfero destro è quello delle "novità" e l'emisfero sinistro è responsabile di configurazioni ben sviluppate. Ciò significa che a mano a mano che invecchiamo e accumuliamo sempre più modelli, ha luogo un cambiamento nell'"equilibrio di potere" dei due emisferi: il ruolo dell'emisfero destro diminuisce e aumenta quello dell'emisfero sinistro. Man mano che invecchiamo facciamo sempre più affidamento sull'emisfero sinistro, usandolo di più>> (Elkhonon Goldberg, Il paradosso della saggezza).

Egli sostiene che per mantenere una corretta attività cerebrale e garantire un buon invecchiamento del cervello occorrerebbe mantenere sempre vive le novità perchè è nelle novità che interviene l'emisfero destro.

Alcune funzioni di base dei due emisferi rimangono sempre ed infatti Goldberg descrive in maniera interessante il funzionamento biemisferico nelle attività quotidiane come ho illustrato nel precedente articolo "Una giornata di lavoro...del tuo cervello!!!".

Riprendo un concetto che ho già espresso. Da un punto di vista evolutivo quale sarebbe stato il vantaggio per la specie umana di avere un emisfero inconscio ed un altro che svolge tutte le funzioni? Il vantaggio evolutivo è stato rappresentato proprio dalla presenza di funzioni simili e dall'acquisizione di funzioni specifiche. Ribadisco che oggi infatti non si parla più tanto di dominanza emisferica ma di specializzazione emisferica. Le informazioni elaborate in maniera diversa dai due emisferi costituiscono un arricchimento.

<<Il ruolo emisferico del funzionamento mentale sembra esprimere la prevalenza di un emisfero sull'altro in rapporto ad una determinata funzione. Più precisamente, studi condotti sull'attività percettiva e comportamentale di pazienti commissurotomizzati e i risultati di quelli dell'"ascolto dicotico" depongono per la specializzazione ma non per la competenza esclusiva di un solo emisfero cerebrale nell'intera soluzione di un problema, sottolineando a livello operativo la necessità dell'integrazione emisferica. La dinamica dell'interazione emisferica si esprime attraverso un'alternanza di funzioni in rapporto a situazioni contigenti, un emisfero cerebrale inibendo progressivamente l'altro. Studi elettroencefalografici depongono per tali dati. L'emisfero dominante sembra specializzato nella trasduzione dell'informazione linguistico verbale propria del sistema linguistico completo. L'emisfero non dominante sembra prevalentemente impegnato nella trasduzione dell'informazione nella sua totalità, in modo olistico, arricchita delle sue implicazioni analogiche e mataforiche e dei relativi correlati emotivi; sarebbe connesso con l'avviarsi del fenomeno mentale dell'immaginazione, della formazione dell'immagine corporea o schema corporeo, della visualizzazione, dell'informazione espressa attraverso categorie linguistiche speciali>> (Trattato Italiano di Psichiatria).

Possiamo considerare il ruolo svolto dall'emisfero destro quando ascoltiamo una persona. Se questa persona ci dice "Sono felice" ma con un tono sommesso, con voce monotona, senza enfasi siamo portati a ritenere che non è vero poichè il tono della voce non corrisponde al significato delle parole. Mentre l'emisfero sinistro analizza le parole e il significato, l'emisfero destro analizza proprio il tono di voce e quindi il contenuto emotivo. Quindi possiamo affermare che la tonalità emotiva non è congrua con le parole. Se dovessimo affidarci solo all'analisi effettuata dall'emisfero sinistro saremmo portati a ritenere che tale persona è realmente felice. Ma poichè grazie all'emisfero destro captiamo il contenuto emotivo giungiamo alla conclusione che non è vero.

Il ruolo importante dell'emisfero destro è ampiamente sostenuto da Elkhonon Goldberg il quale sostiene che esso ha un'importanza fondamentale nei processi di apprendimento. Tutto ciò che è nuovo viene elaborato dall'emisfero destro e quindi inviato all'emisfero sinistro che crea un modello. Quando ci troviamo ad affrontare una situazione simile facciamo affidamento ai modelli conservati nell'emisfero sinistro che sono frutto dell'elaborazione effettuata dall'emisfero destro.

Goldberg è giunto a questa conclusione anche grazie alle osservazioni effettuate su bambini con lesioni all'emisfero destro i quali presentano maggiori problemi rispetto a bambini con lesioni all'emisfero sinistro a conferma del ruolo importante dell'emisfero destro nei processi di apprendimento.

Vi sono inoltre diversi studi a conferma di ciò come quelli di Kamiya e coll. che hanno osservato l'attività cerebrale di soggetti alle prese con nuove situazioni.


Alcuni soggetti sono stati sottoposti ad un esperimento che consisteva nella risoluzione di un problema a loro sconosciuto. E' stata quindi registrata l'attività gamma durante l'esecuzione dell'esperimento.

Si può chiaramente vedere che nella fase iniziale c'è un'attivazione del lobo frontale destro che sta analizzando il problema e cercando una soluzione (A).

Successivamente si verifica un'estensione dell'attivazione a quasi tutto l'emisfero destro e contemporaneamente all'emisfero sinistro. Questo sta ad indicare che l'informazione sta coinvolgendo più aree dell'emisfero destro ed inoltre che si sta verificando una trasmissione della stessa dall'emisfero destro all'emisfero sinistro (B).

Infine abbiamo un'attivazione delle aree posteriori dell'emisfero sinistro che sembrano connesse con la memoria implicita ad indicare che la risoluzione del problema è stata trovata e che la modalità è stata conservata nella memoria implicita non verbalizzabile pronta per essere utilizzata a livello non conscio quindi in maniera automatica in presenza della stessa situazione (C).

Anche quest'altra immagine mostra il ruolo dei due emisferi nell'apprendimento cognitivo (l'attività di un emisfero è indicata dal colore nero):


(A) L'emisfero destro è dominante quando affrontiamo una sfida cognitiva nuova.

(B) Entrambi gli emisferi sono ugualmente coinvolti nello stadio intermedio dell'apprendimento.

(C) L'emisfero sinistro è responsabile del "pilota automatico cognitivo" che serve a chiamare in causa attitudini mentali ben sviluppate. (E. Goldberg).

In una certa misura anche il ruolo della corteccia prefrontale (che interviene nei processi decisionali) diminuisce quando si ricorre ad attitudini mentali ben sviluppate. Infatti anche i lobi frontali svolgono un ruolo fondamentale per affrontare le novità cognitive. Gli studi condotti con la neuroradiologia funzionale (PET, fRM) hanno dimostrato che questi sono particolarmente attivi quando l'organismo affronta nuove sfide. Man mano che i compiti diventano familiari e non richiedono sforzo, il ruolo della corteccia prefrontale diminuisce.

In un recente articolo pubblicato su Science viene descritto il risultato di uno studio dal quale si è potuto osservare il ruolo svolto da entrambi gli emisferi nell'esecuzione di compiti in contemporanea. (Sylvain Charron and Etienne Koechlin: Divided Representation of Concurrent Goals in the Human Frontal Lobes. Science 16 April 2010 328: 360-363 [DOI:0.1126/science.1183614]).

Ognuno dei due emisferi cerebrali ha la capacità di svolgere un compito per volta. Non è possibile impegnarsi in tre attività contemporaneamente. Quando l'attenzione è focalizzata su una sola attività, entrambi gli emisferi vi si dedicano all'unisono. Quando i compiti da svolgere sono due, ogni emisfero si assume un compito. Davanti a tre prestazioni contemporanee il cervello si sposta da una all'altra commettendo errori. I ricercatori dell'Institut National de la Santè et de la Recherche Médical di Parigi hanno sottoposto alcuni volontari ad una prova. Nel frattempo la Risonanza Magnetica Funzionale osservava come gli emisferi si dividevano i compiti. Quando le prove passavano da due a tre sessioni simultanee aumentava notevolmente il numero di errori.

Il cervello umano può saltare da un compito all'altro dando l'impressione che l'attenzione non sia mai stata distolta da nessuno dei due compiti.

Oltre a scoprire che il nostro cervello è capace di svolgere due compiti insieme i ricercatori francesi si sono accorti che i volontari impegnati nelle prove  non si dedicavano ad entrambi i compiti in maniera esattamente simultanea. La corteccia prefrontale infatti faceva slittare di continuo l'attenzione da un compito all'altro, impegnando ora l'uno ora l'altro emisfero.


Quindi ogni emisfero si assume un compito. Ma mentre ognuno è impegnato nella risoluzione, l'attenzione si sposta da un emisfero all'altro. Più precisamente abbiamo che l'attenzione si focalizza sul compito che sta svolgendo l'emisfero sinistro, poi sull'attività che sta svolgendo l'emisfero destro per tornare poi sull'emisfero sinistro in un continuo alternarsi fino alla conclusione di entrambi i compiti.
Quindi è chiaramente evidenziata l'attività dell'emisfero destro in processi coscienti.

Il lobo frontale, che è responsabile dell'attenzione, è molto più sviluppato negli esseri umani che non nelle altre specie. I due lobi frontali, destro e sinistro, sono quindi in grado di assumere due compiti diversi.

Quindi nell'apprendimento di nuovi compiti c'è un'iniziale attivazione dell'emisfero destro con successivo passaggio all'emisfero sinistro. Nella risoluzione di un compito nuovo ci può essere l'impegno di entrambi gli emisferi, mentre nella risoluzione di due attività contemporanee ogni emisfero si assume l'impegno con l'attenzione che si sposta da un emisfero ad un altro alternativamente.
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venerdì 7 maggio 2010

Discussione su: Tutta la Verità sulla Mente

Ho scritto questo post come commento agli interessantissimi articoli del Dott. Pasquale Foglia, esperto formatore di PiuChePuoi.it per discutere con l'Autore di alcuni aspetti per i quali descrivo il mio punto di vista sempre nell'ottica di un arricchimento reciproco e di chi vorrà seguire tale discussione.
Per chi è interessato alla lettura dei suddetti articoli i link sono i seguenti:

Una Scoperta Importante: Tutta la Verità sulla Mente! Parte prima
Una Scoperta Importante: Tutta la Verità sulla Mente! Parte seconda
Una Scoperta Importante: Tutta la Verità sulla Mente! Parte terza

Come avrete avuto già modo di constatare io non condivido l'idea della lotta tra i due emisferi. Noi siamo il risultato dell'attività di tutto il cervello e in particolare delle connessioni neurali che si sono create e continuano a crearsi. Connessioni che costituiscono quello che LeDoux definisce il Sè sinaptico, cioè il risultato delle connessioni sinaptiche.

L'evoluzione ci ha portati alla costituzione di due emisferi i quali svolgono funzioni simili e funzioni specifiche per ciascuno di essi. E siamo il risultato dell'attività di entrambi grazie al continuo scambio di informazioni tra loro che si attua attraverso i sistemi di connessione. Il principale è certamente costituito dal corpo calloso formato da milioni di fibre. Ma sono presenti altri collegamenti come la commessura anteriore, la commessura posteriore, la commessura abenulare, la commessura ippocampale.

Abbiamo quindi un gran numero di collegamenti e non penso che l'unica funzione sia solo quella di un controllo e di una inibizione da parte dell'emisfero SN sul DX.

Le fibre che attraversano tali sistemi hanno un decorso bidirezionale. Fibre che dall'emisfero SN si portano al DX e viceversa. Già la struttura anatomica da un'idea dello scambio.

Il ruolo dell'emisfero DX comincia ad essere sempre più chiaro anche se siamo ancora lontani da una comprensione veramente perfetta del funzionamento del cervello

Vi sono diverse pubblicazioni su riviste internazionali accreditate che chiariscono sempre più il ruolo dell'emisfero DX.

Hecht D: Schizophrenia, the sense of "self" and the right cerebral hemisphere. Med Hypotheses. 2010 Jan; 74(1)

Blanke O, Ionta S, Fornari E, Mohr C, Maeder P: Mental Imagery for Full and Upper Human Bodies: Common Right Hemisphere Activations and Distinct Extrastriate Activations. Brain Topograf. 2010 Mar 24

Fournier R, Gussenhoven C, jensen O, Hagoort P: Lateralization of tonal and intonational pitch processing: An MEG study. Brain Res. 2010 Feb 27

Shulman GL, Pope DL, Astafiev SV, McAvoy MP, Snyder AZ, Corbetta M: Right hemisphere dominance during spatial selective attention and target detection occurs outside the dorsal frontoparietal network. J Neurosci. 2010 Mar 10

von Kriegstaein K, Smith DR, Patterson RD, Kiebel SJ, Griffiths TD: How the human brain recognizes speech in the context of changing speakers. J Neurosci. 2010 Jan 13

Demirtas-Tatlidede A, Yalcin AD, Uysal E, Forta H: Right cerebral hemiatrophy: Neurocognitive and electroclinical features. Epilespy Behav. 2010 Mar 15

Bosnar-Puretic M, Roje-Bedekovic M, Demarin V: The art: neuroscientifc approach. Acta Clin Croat. 2009 Sep

Tamietto M, latini Corazzini L, de Gelder B, Geminiani G: Functional asimmetry and interhemispheric cooperation in the perception of emotions from fracial expressions. Exp brain Res. 2006 May

Schirmer A, Kotz SA: Beyond the right hemisphere: brain mechanisms mediating vocal emotional processing. Trends Cogn Sci. 2006 Jan

Questi sono alcuni esempi di lavori anche molto recenti.

L'emisfero DX ha un ruolo importante nell'apprendimento di nuove capacità fino a costituire un modello che viene depositato nell'emisfero SN a cui si ricorre quando ci si trova in una situazione simile.

Un articolo molto recente pubblicato su Science (Sylvain Charron and Etienne Koechlin: Divided Representation of Concurrent Goals in the Human Frontal Lobes. Science 16 April 2010 328: 360-363 [DOI:0.1126/science.1183614]) mostra l'attività degli emisferi quando siamo impegnati in uno o due compiti. Nell'esecuzione di un compito entrambi gli emisferi sono impegnati ed ognuno esamina il problema secondo la sua specializzazione. Quando si è impegnati in due compiti diversi ogni emisfero si assume un incarico e l'attenzione passa da un emisfero all'altro.

La possibilità di compiere due compiti contemporaneamente non si trova nelle altre specie ma solo negli umani grazie al maggior sviluppo dei lobi frontali e quindi alla cooperazione che si stabilisce tra queste aree a DX e a SN.

Concordo che nei bambini c'è una maggiore attività dell'emisfero DX proprio perchè sono fortissimi i processi di apprendimento. Man mano che il bambino apprende aumenta l'attività dell'emisfero SN che conserva i modelli che progressivamente si formano in seguito all'attività dell'emisfero DX.

Vengono incamerate anche quelle che sono le regole sociali, gli stili culturali, ecc. Questi in particolare a livello della parte inferiore dei lobi frontali (corteccia orbitofrontale). Tale zona infatti valuta se un nostro comportamento è socialmente valido.

La maturazione dei lobi frontali è molto lenta e si completa solo intorno ai 20-30 anni. Questo è il motivo per cui gli adolescenti sono più impulsivi. I lobi frontali infatti esercitano un controllo sulle strutture sottocorticali sede di reazioni istintive ed emozionali.

Infatti a livello della corteccia cerebrale c'è una valutazione cognitiva delle emozioni che sono reazioni rapide ed immediate che originano dalle regioni sottocorticali presenti bilateralmente. Quindi non sono dovute ad una maggiore attività dell'emisfero DX. Le reazioni emotive sono legate all'insieme di circuiti cortico-sottocorticali presenti in entrambi gli emisferi.

Non sono d'accordo sull'estensione dell'inconscio a livello del corpo. I processi inconsci che riguardano la nostra personalità sono localizzati a livello del cervello ed inoltre il sistema nervoso autonomo (SNA) non ha alcun ruolo nei processi inconsci. Il SNA regola le funzioni vitali dell'organismo (omeostasi, equilibrio idro-elettrolitico, funzioni digestive, pressione sanguigna, respirazione, battito cardiaco, ecc.) grazie ai suoi due grandi settori in cui è suddiviso: il parasimpatico e l'ortosimpatico. In linee generali il primo interviene nei processi di produzione e conservazione dell'energia. Il secondo invece nei processi di consumo dell'energia. Il SNA ha un ruolo inoltre di effettore degli stati emotivi poichè è responsabile delle variazioni viscerali che si verificano nelle emozioni ma sempre in conseguenza di comandi che partono dall'alto e non per un suo ruolo primario.

Inoltre non si verificano modificazioni dei circuiti neurali del SNA. Esso è costituito da nuclei localizzati nel tronco encefalico, dall'ipotalamo, dal nervo vago, dal parasimpatico sacrale, dai gangli viscerali e dai gangli dell'ortosimpatico localizzati ai lati della colonna vertebrale. Quindi non si verificano modificazioni poichè esso rappresenta la parte filogeneticamente più antica del sistema nervoso. Come ho detto esso controlla funzioni vitali che sono comuni a tutte le specie. Quindi come si fa a variare un circuito neurale che lo costituisce? Varierebbe anche la funzione. Ma esso controlla funzioni che ci mantengono in vita.

Gli studi di Lipton come della Dott.ssa Candace Pert (che è stata la prima ad identificare i recettori per gli oppiacei nel cervello) hanno dimostrato il ruolo importante dei neuropeptidi nella comunicazione tra cervello e corpo e viceversa, potendo parlare di un'estensione della mente al corpo. Quest'ipotesi si collega a quella di Antonio Damasio che parla appunto di unità cervello-corpo nella creazione della mente non dell'inconscio.

Certo il ruolo dei neuropeptidi è estremamente importante poichè si stanno scoprendo le basi biologiche della psiconeuroendocrinoimmunologia e quindi di come la mente può influenzare il corpo e viceversa. Inoltre il ruolo che può avere nelle malattie. Si sa ad esempio che gli ormoni prodotti durante una reazione di stress, il cortisolo in particolare, hanno effetto immunosoppressivo e quindi ciò può spiegare la maggiore predisposizione alle malattie che si verifica in situazioni stressanti.

I processi di apprendimento richiedono una fase iniziale di applicazione cosciente. Successivamente il processo diventa automatico. Per andare in bicicletta bisogna impegnarsi coscientemente. Quando il procedimento è appreso non dobbiamo più pensarci e siamo in grado di eseguire il movimento automaticamente.

Le abilità motorie vengono conservate nella memoria procedurale localizzata a livello di cervelletto e gangli della base.

La memoria procedurale è una forma di memoria a lungo termine. Tutte le forme di questa memoria sono depositate in diverse aree della corteccia cerebrale e non del corpo. La memoria è una funzione del cervello non del corpo. Nel caso di movimenti il corpo esegue i comandi che il cervello ha appreso.

I pensieri limitanti, distruttivi certamente determinano un impedimento. Possono sicuramente essere il risultato di un tipo di educazione, di esperienze che risalgono ai primi anni di vita e conservati nella memoria implicita, non accessibile, localizzata nelle aree posteriori del cervello. Ma certamente non sono legati ad una diversa produzione dei due emisferi che competono tra loro. Assumiamo che l'emisfero DX svolge in linee generali funzioni non coscienti. Quindi com'è possibile che il risultato di un'attività cerebrale come il pensiero diventi cosciente se origina a DX? Ci sarebbe da pensare che diventa cosciente perchè passa all'emisfero SN. Quindi questo emisfero deve rendere coscienti i pensieri dell'emisfero DX, deve rendere coscienti i propri pensieri e deve poi effettuare una selezione tra i due. Credo però che una tale attività sia un pò farraginosa e che certamente non rispecchia quelle che sono le funzioni cerebrali. Non è possibile che un solo emisfero si faccia carico di tutto il lavoro.  In quali aree dell'emisfero SN vengono resi coscienti i pensieri dell'emisfero DX? Non nelle stesse aree in cui originano i pensieri dell'emisfero SN. Sarebbe funzionalmente impossibile. Una stessa area può compiere una sola funzione. L'emisfero SN può rendere coscienti le valutazioni dell'emisfero DX che sono valutazioni globali e quindi effettua poi un esame più accurato, a tappe.

Se consideriamo quanto descritto nell'articolo di Science abbiamo che i due emisferi possono effettuare ciascuno un compito e l'attenzione si sposta alternativamente da uno all'altro. Quindi lo stesso può valere anche per i pensieri. Quindi dobbiamo ritenere che ogni emisfero elabora un pensiero e spostiamo l'attenzione ora su uno ora sull'altro. In questo caso va anche rivisto il concetto di emisfero DX non cosciente. Come si può notare non abbiamo ancora una comprensione globale. Ogni nuovo studio apre una piccola porta. Allo stato delle conoscenze è molto più lineare ragionare in termini di cooperazione emisferica e considerare che ogni processo cosciente è il risultato di tutta l'attività del cervello.

Concordo con il Dott. Foglia che non avere le idee chiare su ciò che si desidera costituisce un problema perchè non orienta il nostro cervello verso una direzione specifica alla ricerca della soluzione. Si genera solo quello che Jerome Liss definisce "il flusso di coscienza" con pensieri negativi ("sono rovinato", "sono un fallito", ecc.) che portano a un blocco. Orientarsi in maniera precisa comporta l'attivazione dei lobi frontali che bloccano il flusso di coscienza.

Concordo inoltre sul fatto che la scarsità di informazioni può contribuire a questo stato. Infatti sostengo sempre l'importanza della conoscenza. Apprendere determina infatti attivazione dell'emisfero DX, creazione di un nuovo modello a cui fare riferimento che viene depositato nell'emisfero SN. Quindi la creazione di un nuovo circuito neurale che può aiutare ad avere una visione diversa e quindi ad intraprendere azioni nuove.

A tal proposito mi collego all'analisi del dubbio. Giustamente come sostiene il Dott. Foglia il dubbio può essere paralizzante se consiste solo nel bivio " fare o non fare". Credo però che dubitare di ciò che ci viene offerto può essere utile. Di ogni situazione, di ogni notizia, anche di questo articolo. Avere dei dubbi spinge alla ricerca, alla conoscenza, all'arricchimento. Può consentire di scoprire di non avere modelli e quindi stimola l'emisfero DX alla ricerca di soluzioni che potranno poi andare a formare nuovi modelli.

Inoltre mi sembra di aver capito che nell'emisfero DX originano pensieri positivi e nell'emisfero SN pensieri negativi. Mi aspetto di essere corretto se mi sono sbagliato.

Occorre considerare che sotto questo punto di vista la situazione è opposta.

Davidson ha studiato soggetti con stili cognitivi diversi valutando il flusso sanguigno in diverse aree cerebrali. Il flusso sanguigno aumenta in una zona del cervello in attività poichè c'è una maggior richiesta di ossigeno e glucosio. Ha quindi scoperto che persone con disposizione d'animo positiva e allegra hanno un'attivazione maggiore nelle aree frontali SN mentre soggetti con atteggiamento opposto hanno una maggiore attivazione delle aree frontali DX. (Davidson R: Cerebral asimmetry, Emotion and Affective Style. Brain Asimmetry. Cambridge, MA: The MIT Press).

E' stato anche riscontrato che un'ipoattivazione delle aree frontali sn è associata con tristezza e depressione.
 
(Henriques JB, Davidson RJ: Left frontal hypoactivation in depression. J Abnorm Psycol)

(Wheeler RE, Davidson RJ, Tomarken AJ: Frontal brain asimmetry and emotional reactivity: a biological substrate of affective style. Psychophysiology).

Quindi non è vero che l'emisfero DX è allegro e gioioso. Il suo compito è quello di completare le informazioni (contenuto emotivo di un discorso, senso globale di uno scritto o parlato, analisi globale di una situazione, ecc.) E' certamente anche connesso con la creatività.

Infatti è stato osservato che nei soggetti poco creativi quando affrontano una situazione conosciuta c'è solo un'attivazione delle aree SN (presenza di modelli già formati). Nei soggetti creativi, sempre in situazioni conosciute, c'è anche un'attivazione DX. Questo sta a significare che un creativo pur in presenza di una stessa situazione cerca comunque anche nuove soluzioni.

Come dicevo l'emisfero DX non è nè allegro nè triste. E' l'emisfero delle novità (E. Goldberg). E' quello che ci spinge a cercare nuove vie d'uscita nel momento in cui non sono presenti modelli a livello dell'emisfero SN.

E' quindi l'emisfero dell'insoddisfazione. E' l'emisfero che analizza la nostra situazione e ci dice che il risultato è negativo spingendoci verso il nuovo.

Il risultato dell'analisi è un pensiero cosciente: "Qualcosa non va nella mia vita". E comincia quindi l'esame dei diversi aspetti.

Avevo già accennato a questo discorso nel mio articolo "Emisfero SN, Emisfero DX: Due Cervelli? (II parte)".

Ho trovato poi conferma negli studi di Elkhonon Goldberg che afferma proprio quanto ho detto.

Tutti gli aspetti fin qui considerati sono funzioni cerebrali. La mente è il cervello in azione (Joe Dispenza), la memoria ha sede nel cervello, le emozioni sono funzioni cerebrali (Joseph LeDoux).

Tutto è espressione della funzione globale del cervello. Noi siamo espressione della funzione globale del cervello. E' lui che attraverso gli scambi di informazioni che si verificano tra le diverse zone che lo costituiscono ha portato alle grandi scoperte che hanno caratterizzato il genere umano e che ci porteranno in futuro a conoscerlo in maniera più approfondita.

E' certo che l'attività cerebrale non è il risultato di una lotta o di una guerra. E' il risultato di un meccanismo perfetto e più complesso dell'universo stesso che ha come scopo la progressiva crescita di noi stessi, la sopravvivenza e il miglioramento della nostra specie.
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mercoledì 28 aprile 2010

Stress e Memoria

Lo stress è una sindrome di adattamento a degli stressor (sollecitazioni). Può essere fisiologica, ma può avere anche dei risvolti patologici.

Indipendentemente dalla natura dello stressor la reazione organica è la medesima. Sostanze nocive, cambiamenti di temperatura, infezioni da microrganismi, traumi, stimoli cioè esterni o interni, pericolosi o vissuti come tali, producono stress, ovvero l’adattamento dell’organismo al cambiamento della sua omeostasi interna.

Quando le persone o altri animali sono esposti a una situazione stressante, le ghiandole surrenali immettono nel sangue adrenalina, noradrenalina ed ormoni steroidi (cortisolo, ACTH, ecc.). Gli steroidi surrenali aiutano il corpo a mobilitare le sue risorse energetiche per affrontare la situazione di stress e l'amigdala interviene in modo critico per controllare il loro rilascio. Quando l'amigdala avverte un pericolo, invia dei messaggi all'ipotalamo il quale, a sua volta, ne invia alla ghiandola pituitaria, e la somma di tutte queste attività è il rilascio nel sangue di un ormone chiamato ACTH, che affluisce nelle ghiandole surrenali e causa la produzione di ormoni steroidi. Oltre a raggiungere le sue mete nel corpo, l'ormone steroide scorre nel sangue verso il cervello dove si lega ai recettori dell'ippocampo, dell'amigdala, della corteccia prefrontale e di altre regioni. Siccome le secrezioni surrenali e pituitaria sono di regola suscitate da eventi stressanti, sono dette appunto ormoni dello stress. Tali ormoni hanno effetti anche sulla memoria.


L’adrenalina ha un effetto potenziante sulla memoria. Infatti un evento accompagnato da una forte reazione emotiva viene ricordato più facilmente. E questo è dovuto all’azione facilitante dell’adrenalina. Però l’adrenalina se da un lato favorisce la memorizzazione di una nuova informazione importante, dall’altro impedisce l’accesso a elementi già memorizzati. Infatti è responsabili del cosiddetto “blocco mentale”.

Anche gli ormoni steroidi possono avere un effetto facilitante, ma elevati livelli bloccano la memorizzazione di nuove informazioni. Un eccesso di ACTH disturba l’apprendimento. Contenuti nuovi dell’apprendimento vengono acquisiti con maggior difficoltà ad alto livello di ACTH; questo ormone, quindi, è necessario per una conservazione rapida e intensiva, ma un eccesso irrigidisce i contenuti appresi, impedendo così l’acquisizione di nuove informazioni.

Inoltre persistenti quantità elevate di questi ormoni, come si può verificare nello stress cronico, possono determinare danni all’ippocampo che è la principale struttura implicata nella memorizzazione dei ricordi coscienti (memoria esplicita).

Da parecchio tempo si sa che nell'ippocampo i recettori degli steroidi fanno parte di un sistema di controllo che contribuisce a regolare la quantità di ormoni steroidi rilasciata. Quando questi si legano ai recettori dell'ippocampo, dei messaggi partono verso l'ipotalamo per chiedergli di avvertire le ghiandole surrenali e pituitaria di frenare la produzione; in una situazione di stress, l'amigdala continua a ripetere "Aumentare la produzione!" e l'ippocampo "Ridurre la produzione!". Attraverso numerosi passaggi in questo circuito, la concentrazione degli ormoni dello stress nel sangue viene delicatamente aggiustata alle esigenze della situazione.

Se lo stress dura troppo a lungo, l'ippocampo non riesce più a controllare esattamente il rilascio degli ormoni nè a svolgere le sue funzioni di routine. Lo stress interferisce con la capacità di produrre un potenziamento a lungo termine nell'ippocampo, e questo potrebbe spiegare perchè la memoria fa cilecca.

Quindi lo stress prolungato danneggia anche le funzioni della memoria esplicita cosciente.

Bruce McEwen, un famoso biologo dello stress, ha dimostrato che uno stress grave ma temporaneo può far raggrinzire i dendriti dell'ippocampo. I dendriti sono la parte dei neuroni che riceve i messaggi in arrivo, e che svolge in gran parte le prime tappe del potenziamento a lungo termine e della formazione della memoria. McEwen ha dimostrato inoltre che i cambiamenti sono reversibili soltanto se lo stress non perdura. Altrimenti le cellule dell'ippocampo cominciano a degenerare e la perdita di memoria diventa permanente.

L'ippocampo umano è quindi vulnerabile allo stress. Risulta più piccolo nei sopravvissuti a un trauma, nei bambini ripetutamente vittime di violenze o nei reduci della guerra del Vietnam con disturbi da stress post traumatico: essi manifestano un deficit significativo della memoria, senza che ne sia sminuito nè il QI nè le facoltà cognitive. Degli eventi stressanti possono quindi alterare l'ippocampo e le sue funzioni mnemoniche.

Sembra chiaro che gli steroidi surrenali spiegano i cambiamenti fisici dell'ippocampo e i problemi di memoria che ne risultano. Da tempo si sa che le persone affette dalla malattia di Cushing - una malattia che si manifesta con dei tumori delle ghiandole surrenali che provocano un'ipersecrezione di ormoni steroidi - hanno problemi di memoria e studi recenti hanno mostrato che anche nel loro caso l'ippocampo rimpicciolisce.

A volte lo stress aiuta la formazione dei ricordi espliciti, li rafforza, ma può anche distruggere la memoria esplicita. Disponiamo ora di una spiegazione plausibile di questo paradosso: le memoria è probabilmente rafforzata da un lieve stress, grazie agli effetti favorevoli dell'adrenalina, ma uno stress abbastanza intenso e prolungato può innalzare il livello degli steroidi surrenali fino al punto in cui danneggiano l'ippocampo.

La maggior parte delle prove degli effetti negativi dello stress sulla memoria provengono da casi gravi in cui lo stress è proseguito per giorni e giorni. Occorre capire se un'unica esperienza traumatica, come essere aggrediti o violentati, può innalzare il livello degli steroidi abbastanza da agire negativamente sull'ippocampo e da provocare una perdita di memoria riguardo all'incidente. Anche se non abbiamo ancora risposte definitive, ricerche recenti hanno dimostrato che un breve periodo di stress può danneggiare la memoria spaziale dei ratti e interferire con l'induzione del potenziamento a lungo termine nell'ippocampo. Con l'asportazione delle ghiandole surrenali, e quindi senza una produzione di ormoni steroidi, tali effetti non si producono.

Nelle situazioni di stress acuto, come ad esempio un trauma, un incidente stradale, ecc., è possibile quindi avere un ricordo vivido dell’esperienza, grazie all’aumento dell’adrenalina e degli steroidi, però è anche possibile il verificarsi di amnesie.

Si è soliti fare una distinzione tra amnesia retrograda, anterograda e anteretrograda. Nell’amnesia retrograda non c’è ricordo di ciò che si è verificato nel periodo precedente il trauma. Nella forma anterograda si verifica amnesia di ciò che si è verificato nel periodo seguente il trauma. Nell’amnesia anteretrograda non c’è ricordo di ciò che si è verificato prima e dopo il trauma.

Analizziamo il caso di un incidente stradale. Tutte le impressioni del viaggio sono fissate inizialmente nella memoria a breve termine. Queste poi nel corso del viaggio, registrate consapevolmente, passano nella memoria a lungo termine, come una specie di registrazione cinematografica differita di circa venti minuti. Se, al momento dell’incidente, lo spavento o lo choc sono talmente forti da interrompere il passaggio delle informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, si verifica il blocco della memorizzazione a lungo termine. Si tratta di quelle informazioni ancora non impresse nella memoria che decadono dopo venti minuti insieme alla memoria a breve termine: si ha quindi amnesia retrograda.

Per comprendere il meccanismo di questa forma di amnesia vediamo come si verifica il processo di memorizzazione.

L’immagazzinamento inizia con impulsi elettrici cerebrali: è la memoria immediata o sensoriale che però non si mantiene in nessun caso più di qualche secondo.

Prima del decadimento della memoria immediata, la sua informazione viene assunta nel magazzino della memoria a breve termine, il quale è legato alla formazione di una matrice di RNA, che dura per circa 20 minuti, sciogliendosi poi successivamente. A questo punto quindi l’informazione deve essere già passata alla memoria a lungo termine mediante la formazione di certe proteine. La stessa memoria a lungo termine è collegata quindi al deposito stabile delle proteine formatesi sulla rispettiva matrice di RNA. Il nostro choc da incidente non ha prodotto nient’altro che un’interruzione del processo di memorizzazione dopo il secondo stadio, cioè dopo la formazione di RNA, probabilmente mediante l’inibizione della sintesi proteica, cosicchè la matrice di RNA non ha potuto trasferire l’informazione a nessuna proteina. Allora l’informazione comincia a dissolversi dopo qualche minuto, facendo scomparire irreversibilmente nell’oblio i ricordi degli ultimi venti minuti.

Nel caso di amnesia anterograda, cioè oblio di tutto ciò che si è verificato dopo il trauma, essa è determinata dagli alti livelli di steroidi che si determinano per l’evento traumatico. Come abbiamo visto elevati livelli di questi ormoni bloccano temporaneamente i processi di memorizzazione fino a quando i livelli tornano normali.

Nella forma anteretrograda si verifica la concomitanza di entrambi i processi: cioè blocco del passaggio delle informazioni alla memoria a lungo termine e persistenza di elevati livelli di steroidi che impediscono le registrazione di nuove informazioni.

Abbiamo accennato prima al “blocco mentale”, un altro esempio di stress acuto che crea problemi di memoria.
In una situazione di stress aumentano l’adrenalina e la noradrenalina. La noradrenalina agisce come antagonista biochimico di un’altra importante sostanza trasmettitrice, l’acetilcolina, di cui impedisce il rifornimento. Tutto questo è un blocco causato dal meccanismo dello stress, il quale, deve in ogni caso essere interpretato alla luce dell’istinto di conservazione, considerando che ogni "riflessione" ritarderebbe lo scatto che salva dal nemico. La natura non poteva prevedere che la nostra società moderna collegasse proprio reazioni di stress e di allarme all’apprendimento e al pensiero, cioè a processi in cui non hanno niente a che fare con la sopravvivenza.

In una condizione di stress acuto l’adrenalina e la noradrenalina contribuiscono ad una rapida memorizzazione dell’esperienza. Questo perché è importante mantenere un ricordo preciso di un evento che può essere pericoloso. D’altra parte però bloccano momentaneamente l’accesso alle informazioni già depositate poiché in quegli attimi non è necessario ricordare eventi precedenti ma agire immediatamente poiché pochi attimi potrebbero significare la differenza tra la vita e la morte.

Questo è sempre un meccanismo evolutivo legato alla sopravvivenza. Certo oggi è difficile trovarsi in situazioni realmente pericolose. Però il meccanismo è rimasto poiché ha contribuito alla sopravvivenza della specie.

Tornado al discorso del “blocco mentale” il caso più classico in cui può verificarsi è quello dello studente interrogato in cui lo stress a cui può essere sottoposto (insegnante molto severo, che incute timore) può determinare un momentaneo problema di memoria. In tale situazione non c’è nulla di nuovo da memorizzare che può essere aiutato da elevati livelli di adrenalina e noradrenalina che però bloccano l’accesso alle informazioni già memorizzate. Scatta quindi il meccanismo ancestrale di sopravvivenza.

Quindi anche se lo studente è preparato potrebbe non rispondere poiché in quel momento ha una vera e propria amnesia. I livelli elevati di ormoni dello stress che si determinano in questo contesto causano solo un impedimento ad accedere alla memoria.

Uno stress acuto può quindi provocare un temporaneo blocco della memoria mentre lo stress cronico può causare danni all’ippocampo con persistenti problemi di memoria.

Credo che sono purtroppo molte le situazioni stressanti a cui gli individui sono sottoposti con possibile riduzione delle performances.
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martedì 20 aprile 2010

Memoria: Neurofisiologia, Recupero, Oblio

Nei processi di memorizzazione di tutte le informazioni che andranno a costituire la memoria esplicita il ruolo principale è svolto dall’ippocampo.

L’ippocampo è una struttura relativamente grande accolta nella compagine della circonvoluzione interna di ogni lobo temporale.
L’ippocampo può essere diviso in 3 aree distinte:
• il giro dentato,
• il subiculum, localizzato alla base dell’ ippocampo e che continua con la
corteccia entorinale, che è parte della corteccia paraippocampica.

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Nell’uomo le nozioni conservate come memorie esplicite vengono inizialmente elaborate in una o più delle cortecce associative polimodali (cortecce prefrontale, limbica e parieto-temporo-occipitale). Da qui le informazioni vengono trasferite alle corteccia paraippocampica e quindi all’ippocampo. Più precisamente l’informazione giunge alla corteccia entorinale, al giro dentato, al subiculum ed infine di nuovo alla corteccia entorinale.

Dalla corteccia entorinale le informazioni sono reinviate alla corteccia paraippocampica e ed infine ancora alle cortecce associative della neocortex.
Dunque, la corteccia entorinale rappresenta la principale porta d’ingresso verso l’ippocampo ed anche il più importante canale di output dell’ippocampo stesso.
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E’ per tali motivi allora che le lesioni della corteccia entorinale risultano così gravi e riguardano tutte le modalità sensoriali (non a caso, proprio le prime alterazioni che si osservano nel morbo di Alzheimer, che è la forma degenerativa più importante che colpisce la memoria esplicita, si localizzano a livello della corteccia entorinale).

Esiste una sorta di lateralizzazione delle funzioni e delle risposte a livello degli ippocampi.

L’ippocampo destro si attiva nei processi di apprendimento ambientale. Infatti le memorie legate allo spazio comportano una maggiore attività dell’ippocampo di destra.

L’ippocampo sinistro è connesso con la memoria verbale. Il ricordo di parole, oggetti, persone e degli elementi che appartengono a queste categorie, richiede un’attività più intensa dell’ippocampo dell’emisfero sinistro.

LESIONI DELL'IPPOCAMPO DESTRO

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DISTURBI DELL'ORIENTAMENTO SPAZIALE


LESIONI DELL’IPPOCAMPO SINISTRO

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DISTURBI DELLA MEMORIA VERBALE


Ci sono evidenze sperimentali circa il ruolo dell’ippocampo come sede transitoria delle tracce di memoria a lungo termine. Sono invece le aree associative a rappresentare il deposito ultimo delle tracce di memoria esplicita.

Il processo che permette di fissare un’informazione a lungo termine si chiama CONSOLIDAMENTO.

Il processo che permette di richiamare alla mente gli eventi e le informazioni memorizzate si chiama RECUPERO.

Il recupero avviene attraverso due modalità:

LA RIEVOCAZIONE e IL RICONOSCIMENTO

Si ha la rievocazione quando l’esperienza è riportata alla mente con il pensiero o con le parole (per esempio se mi ricordo la gita fatta con i compagni di scuola e mi ritornano in mente i luoghi visitati e i momenti piacevoli trascorsi). Anche il ricordo della melodia di una canzone quando sento solo il titolo, è una rievocazione.

Si ha il riconoscimento quando siamo capaci di individuare qualcosa o qualcuno come conosciuto, come facente parte della nostra esperienza passata (per esempio, se incontriamo una persona, ci ricordiamo di averla già vista riconoscendone il volto).

La parte della corteccia che ci permette di recuperare dai vari depositi che abbiamo visto prima, cioè nelle varie zone della corteccia associativa polimodale, tutte quelle informazioni che messe insieme ci consentono di ricostruire una scena, un episodio, è la corteccia prefrontale.

Quando occorre richiamare un ricordo la corteccia prefrontale attinge dalla varie aree dove sono depositate le informazioni. Dalla corteccia parietale posteriore andrà ad attivare il circuito dell’articolazione verbale, perché è lì, soprattutto a sinistra, che vengono depositate le tracce mnemoniche di parole, numeri e tutto ciò che ci permette di esplicitare i concetti in linguaggio.

Un’ altra zona da cui la corteccia prefrontale attinge le informazioni è quella della cosiddetta corteccia extrastriata, sempre una corteccia associativa posteriore, che però conserva tracce mnemoniche delle caratteristiche visive e della localizzazione degli oggetti.

In pratica, se voglio ricordare un episodio, parte il segnale dalla corteccia prefrontale che attinge le informazioni visive che sono state elaborate negli anni passati dall’ippocampo ed ora sono immagazzinate nella corteccia extrastriata, che fa parte del gruppo della corteccia associativa multimodale posteriore, e nel contempo raccoglie altre informazioni dalla corteccia parietale posteriore, che conserva le elaborazioni a suo tempo raccolte dall’ippocampo e depositate in questo circuito dell’articolazione verbale. La corteccia prefrontale mette insieme queste informazioni dandoci la percezione del ricordo.

La MEMORIA non e un’ISCRIZIONE su una ROCCIA (Edelman)

L’OBLIO è la dimenticanza delle esperienze passate.
Può essere TOTALE, se non resta alcuna traccia di tali esperienze, o PARZIALE se ricordiamo solo una parte di esse.

Il fenomeno dell’oblio si spiega attraverso il processo del DECADIMENTO cioè nell’indebolimento o nella scomparsa delle tracce lasciate nella MLT dalle esperienze passate.
Esso avviene perché tali esperienze non vengono ripetute e non vengono mai richiamate alla mente.

Per esempio, quando studiate qualcosa (anche se bene) se non avete avuto occasione di riportare alla mente tale cosa, né rileggendola né ripensandoci, sarà facile che questa conoscenza vada incontro a un processo di decadimento.
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mercoledì 14 aprile 2010

Memoria Esplicita e Memoria Implicita

Articolo pubblicato su PiuChePuoi.it

La MEMORIA A LUNGO TERMINE è suddivisa in MEMORIA ESPLICITA O DICHIARATIVA e MEMORIA IMPLICITA o NON DICHIARATIVA.

La memoria esplicita o dichiarativa è quella di cui siamo coscienti. Possiamo ricordare il nome delle cose, delle persone, di un luogo che abbiamo visitato. Sono cioè sono delle informazioni che riguardano fatti o situazioni che ci sono capitati durante la nostra vita, di cui siamo coscienti e che possiamo esplicitare in qualsiasi momento.

La memoria implicita o non dichiarativa consiste in quella forma di memoria a cui non possiamo accedere consapevolmente. Non siamo in grado di raccontare a qualcun altro un’esperienza sensoriale o motoria che viene immagazzinata in questa forma di memoria. Per esempio una forma di memoria implicita è quella che viene conservata nel neocerebello nel momento in cui si impara a scrivere o si impara ad eseguire un movimento sofisticato. Al momento di eseguire nuovamente quel movimento non dovremo ripetere tutto l’iter che ci ha portato ad impararlo per poi finalmente eseguirlo, ma automaticamente andiamo a reclutare quei circuiti neuronali, corticali e cerebellari, che ci consentono di eseguire quel determinato movimento.

La memoria esplicita o dichiarativa comprende tutto ciò che può essere descritto consapevolmente e si divide in:

MEMORIA EPISODICA

MEMORIA SEMANTICA

MEMORIA EMOZIONALE

La memoria episodica riguarda il ricordo di fatti della vita personale, la memoria semantica comprende le nostre conoscenze.
La memoria emozionale è data dal ricordo degli eventi che ci hanno colpito emotivamente e che riusciamo a descrivere (la nascita del proprio figlio, un lutto).

Si può quindi dire che la memoria semantica costituisce il nostro biglietto culturale. Quella episodica è invece la memoria autobiografica, quella che ci consente di ricostruire un passato individuale. È l’insieme di tutti i fatti che ci ricordiamo che hanno fatto parte del nostro vivere quotidiano in passato e che formano in un certo senso la nostra personalità.

La memoria esplicita episodica ha bisogno di 4 fasi:

• Codificazione → è un fenomeno che riguarda il fatto che per depositare nuove informazioni c’è bisogno di concentrare l’attenzione su qualcosa; è ovvio che nella vita quotidiana non ricordiamo il 100% di ciò che abbiamo passato, ricordiamo alcuni aspetti ed il ricordo di questi aspetti dipende da vari fattori. Intanto dipende dalla frequenza con cui vengono presentati, poi dallo stato emotivo con cui si vivono (stati emotivi molto forti ci permettono di ricordare alcuni eventi anche se si sono verificati una volta sola); quindi la codificazione nasce in parte dalla ripetizione, ma soprattutto, per gli elementi autobiografici, dalla concentrazione dell’attenzione sull’esperienza fatta.

• Consolidamento → tale esperienza deve poi essere “consolidata”; tale processo può essere necessario oppure no; se per esempio l’evento che è stato codificato è molto forte, accompagnato da uno stato emotivo molto violento sia in positivo che in negativo, non necessita di consolidamento perché la traccia mnemonica è molto forte; se invece tale traccia è più flebile bisogno consolidarla ed il consolidamento può essere legato alla ripetitività che crea un’ informazione più stabile, di più lunga durata e che porta (questo è un punto importante!) ad una modificazione dell’espressione genica, con aumento e quindi modificazione della sintesi proteica. La memoria a lungo termine è fatta di informazioni di tipo proteico.

• Conservazione → è un meccanismo cellulare che consente di mantenere le memorie che si sono prima codificate e poi consolidate.

• Recupero → tutte queste informazioni verranno poi estratte per essere integrate e per essere ripescate e ricostruite

La memoria implicita si collega ad esperienze non coscienti né verbalizzabili. Essa riguarda la memoria per diversi apprendimenti come

a) Il priming (inteso come abilità di un soggetto di identificare un oggetto visivamente o uditivamente come il risultato di una precedente esposizione anche se subliminare rispetto al livello di coscienza)

b) La memoria procedurale, che consiste nella memoria per esperienze motorie e cognitive, come ad esempio i movimenti necessari per determinati sport o per suonare degli strumenti e la memoria per numerosi altri eventi quotidiani che vengono compiuti automaticamente senza che essi raggiungano il livello di coscienza. La memoria procedurale, oltre alle abilità motorie, comprende abilità percettive (per esempio riconoscere i volti, le espressioni del viso e il modo di camminare delle persone) e cognitive (per esempio, una persona che conosce bene la sua città, sa percorrere in modo automatico il tragitto, anche se complesso, per tornare a casa).

c) La memoria emotiva ed affettiva, che comprende la memoria per le prime relazioni del bambino con l’ambiente in cui nasce e in particolare con la madre. In questo tipo di memoria possono essere immagazzinate anche le esperienze sensoriali che provengono dall’ambiente esterno e che il neonato percepisce e memorizza.

Un tipo di memoria che possiamo definire al confine tra esplicita ed implicita è quella legata alle funzioni della corteccia orbitofrontale che costituisce la parte inferiore del lobo frontale in entrambi gli emisferi.
Quest'area modula il processo decisionale in base al contesto. Essa infatti inibisce le risposte inappropriate e seleziona le risposte contestualmente ed emotivamente appropriate. Tale area è responsabile quindi del comportamento morale in seguito all'acquisizione delle regole sociali. Le sue funzioni si completano man mano che vengono acquisite le modalità di comportamento che variano da cultura a cultura.
Possiamo definirla al confine poichè noi possiamo valutare coscientemente il nostro comportamento. Ma quasi sempre il nostro modo di porci rispetto agli altri, il nostro modo di interagire si svolge in maniera non cosciente. La corteccia orbitofrontale valuta in ogni momento che il nostro comportamento sia adeguato al contesto.

La memoria implicita è predominante nel bambino fino 2 anni circa poiché i sistemi della memoria esplicita, in particolare l’ippocampo, non sono ancora maturi.
Alla nascita e nel periodo (24 mesi circa) in cui si sviluppa il suo sistema limbico e il suo linguaggio, il bambino va incontro ad importanti e significative esperienze affettive in particolare con la madre ed è verosimile che queste esperienze siano memorizzate. Molte di queste esperienze saranno positive ed essenziali per la crescita mentale e fisica del bambino, ma molte altre potranno essere traumatiche: negligenze e inadeguatezze dei genitori, una loro patologia mentale, frustrazioni, violenze, abusi che la famiglia e l’ambiente possono perpetrare ai danni del bambino.

Esse costituiranno l’essenza della memoria implicita.

Nella misura in cui queste esperienze fortemente cariche di emozioni ed affetti sono memorizzate in questa fase preverbale faranno parte di un nucleo inconscio della personalità del bambino e ne condizioneranno gli affetti, il comportamento e la personalità anche da adulto. Tale nucleo costituirà anche un modo implicito di relazionarsi con l’altro.

Il professor Mauro Mancia sostiene che questo tipo di inconscio non è legato alla rimozione ma è espressione di un’archiviazione che avviene in epoca preverbale e presimbolica e che pertanto resta al di fuori della coscienza e non raggiunge il livello della rappresentazione linguistica.

La memoria esplicita necessita dell’integrità del lobo temporale mediale, in particolare dell’ippocampo. La memoria implicita invece prescinde dalle funzioni ippocampali e sembra essere localizzata nella corteccia posteriore temporo-parieto-occipitale di entrambi gli emisferi.

L’importanza della memoria implicita nello sviluppo della mente infantile e della personalità dell’individuo si è recentemente imposta all’attenzione della psicoanalisi come deposito di esperienze non coscienti e non verbalizzabili ma solo rappresentabili nel sogno.
La possibilità di identificare nella memoria implicita parte del materiale inconscio apre prospettive stimolanti per un’integrazione delle neuroscienze con la psicoanalisi e per una possibile localizzazione anatomo-funzionale di affetti e sentimenti inconsci che sono sfuggiti finora ad ogni possibile localizzazione anatomica.

Poiché ha origine nei primi periodi preverbali e presimbolici della vita, la memoria implicita può contenere esperienze estremamente significative che possono costituire il nucleo del Sé inconscio intorno al quale si organizza l’intera personalità del soggetto. È evidente che, così intesa, la memoria implicita e la sua organizzazione in termini anatomo-funzionali rappresenta un importante punto di incontro tra neuroscienze e psicoanalisi. Tale memoria, infatti, non è cosciente né verbalizzabile ma solo rappresentabile nelle modalità della relazione analitica e in maniera particolare nel sogno.
Solms ha dimostrato un’assenza di attività onirica in pazienti con lesioni corticali associative parieto-occipitali. Queste aree sono quelle indicate come probabili archivi della memoria implicita.
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martedì 6 aprile 2010

Una Giornata di Lavoro...del Tuo Cervello!!!

Articolo pubblicato su PiuChePuoi.it

Analizziamo come funziona il nostro cervello nelle più comuni attività quotidiane. Tali informazioni sono tratte dal lavoro di Elkhonon Goldberg e in particolare dal suo libro "Il paradosso della saggezza". Ho solo apportato qualche piccola modifica.

La sveglia suona stimolando energicamente il tronco encefalico, il talamo e la corteccia uditiva. Il suono vi ridesta da un sonno profondo: il segnale ha attivato una parte del tronco encefalico, la formazione reticolare, che ha il controllo dell'attivazione generale. Un altro suono avrebbe provocato solo un fastidio ricominciando a dormire. La corteccia uditiva, con l'aiuto di alcuni nuclei talamici, ha riconosciuto quel suono: la sveglia. E i lobi frontali vi dicono che è un suono importante e quindi vi dovete alzare.



Uscite dal letto e guardate fuori dalla finestra. Anche se siete ancora un pò addormentati la vostra corteccia visiva è già al lavoro e potete vedere che fuori c'è una splendida mattina. C'è il sole fuori e vi sentite bene. "Sentirsi bene" significa che il lobo frontale sinistro è attivo, dal momento che esso ha la responsabilità degli effetti positivi.

Quando entrate nella stanza da bagno, vedete oggetti familiari: lo spazzolino da denti, il dentifricio, il colluttorio, il rasoio. Riconoscere questi oggetti non sarebbe possibile senza una regione dell'emisfero sinistro, all'incirca tra il lobo occipitale e il lobo temporale, chiamata corteccia associativa visiva. Se quest'area del cervello dovesse subire un danno, è possibile continuare a vedere le cose ma non riconoscerle come familiari e dotate di significato.

State allungando la mano per prendere lo spazzolino. Quasi sicuramente si tratta della mano destra perchè circa il 90% della popolazione è destrimane. La corteccia motoria dell'emisfero sinistro entra in azione e così pure il cervelletto e i gangli della base che controllano e regolano l'esecuzione dei movimenti.

Afferrate lo spazzolino con la mano e certamente lo prendete dalla parte del manico. Sembra un'azione semplice ma per la sua esecuzione è entrato in azione un complesso meccanismo. Le conoscenze dell'uso di oggetti sono immagazzinate nel lobo parietale sinistro. Un danno a questa parte del cervello spesso conduce ad aprassia ideativa. Il paziente perde la capacità di usare oggetti comuni ed inizia ad utilizzarli a caso come se non avesse mai visto quell'oggetto e non sa a cosa serve.

Dopo aver finito in bagno avete indossato pantaloni, giacca e cravatta. Anche in questo caso la corteccia visiva vi ha consentito di individuare tali oggetti, la corteccia visiva associativa vi ha consentito di riconoscerli e il lobo parietale sinistro ha le informazioni su come vanno indossati. Per procedere all'abbigliamento vi è l'attivazione della corteccia motoria a destra e sinistra e i due emisferi si scambiano informazioni per sincronizzare perfettamente i movimenti della mano destra e sinistra. Tutta l'esecuzione avviene sotto il controllo dei gangli della base e del cervelletto che verficano il movimento stesso ed effettuano continue correzioni.

Mentre vi vestite una musica assordante entra dalla finestra. "Che schifezza" si lamenta il vostro lobo temporale destro - che ha il compito di elaborare la musica. Più precisamente l'emisfero destro da luogo al giudizio estetico e l'emisfero sinistro lo traduce in parole.

Il tempo per una rapida tazza di caffè e il giornale del mattino. Mentre scorrete la prima pagina, gli emisferi entrano in funzione. L'attività nell'emisfero sinistro compie l'analisi delle singole parole e della costruzione del discorso. Più precisamente il lobo temporale sinistro elabora e comprende le parole, il lobo frontale sinistro elabora e comprende i verbi, il lobo parietale sinistro elabora la grammatica. L'emisfero destro vi da il significato globale dell'analisi effettuata dall'emisfero sinistro ed anche il valore emotivo di ciò che avete letto.

La corteccia prefrontale fa una previsione su cosa può significare una determinata notizia. Se ad esempio vi occupate di economia o avete fatto degli investimenti la corteccia prefrontale prefigura che cosa significa per voi la notizia di una recessione imminente. Ad esempio gli indici di Borsa sono ancora in discesa. Vi ricordate cosa diceva il giornale alcuni giorni prima quando i titoli erano in rialzo. Ciò è possibile grazie all'ippocampo che è indispensabile per memorizzare nuove informazioni e per accedere ad esse.

Le notizie vi hanno messo un pò in subbuglio e anche un pò di cattivo umore poichè hanno attivato l'amigdala e in particolare quella destra poichè l'emisfero destro è connesso con sensazioni ed emozioni negative.

Mentre uscite dalla porta state calcolando come riuscire a svolgere tutte le attività in programma per la mattinata. La vostra corteccia prefrontale, che si occupa di organizzare le cose, è al lavoro cercando di mettere in sequenza tutte le attvità e senza che ci siano perdite di tempo. La corteccia prefrontale è infatti deputata alla programmazione, alla strategia, alla pianificazione e alla decisione.

Nell'ascensore notate una faccia nuova. Vi chiedete chi sarà, forse un nuovo inqulino? E' il vostro emisfero destro che ha analizzato il volto nell'ascensore e che ha tratto la conclusione che non l'avete mai notato prima. L'informazione passa all'emisfero sinistro che cerca sempre una spiegazione ("un nuovo inquilino?").

Prendete un taxi e guardate l'orologio. Il vostro lobo parietale esamina rapidamente il quadrante. Ad un certo punto vi accorgete che l'autista ha appena svoltato dalla parte sbagliata. Cercate di riportare l'autista sulla strada giusta. Ciò richiede un'azione coordinata del lobo frontale (programmazione) del lobo parietale destro (orientamento spazio-temporale) e dell'ippocampo (memoria). Ma l'autista non comprende perchè non parla la vostra lingua: usando il linguaggio dei segni riuscite ad indirizzarlo correttamente (i vostri lobi frontale, parietale e temporale stanno lavorando all'impazzata).

Alla fine arrivate alla meta. Pagate l'autista e contate il resto grazie alla parte parieto-temporale sinistra che se danneggiata provoca un deficit detto acalculia.

Dopo una giornata di lavoro tornate a casa. Decidete di rilassarvi sul divano guardando la TV.

Le vostre cortecce visiva e uditiva sono in attività mentre elaborano le immagini dello schermo e lo speaker legge le ultime notizie. Il contenuto verbale coinvolge la gran parte dell'emisfero sinistro.

Ma l'emisfero destro non è escluso. Quando la voce dello speaker si alza in un crescendo, è l'emisfero destro che percepisce il sentimento di allarme convogliato da essa. Mentre l'emisfero sinistro ha la responsabilità della maggior parte del linguaggio, l'emisfero destro ha la responsabilità della prosodia. La prosodia è l'informazione convogliata attraverso la comunicazione verbale ma per mezzo dell'intonazione e dell'inflessione piuttosto che attraverso il significato letterale. E' ciò che vien chiamata "tonalità emotiva". (Una disfunzione dell'emisfero destro altera la capacità di elaborare tale informazione ed inoltre il linguaggio del paziente diventa meccanico, spesso inappropriato, privo di sottigliezze e fluidità).

La corteccia visiva è stata impegnata fin dall'inizio ad elaborare le immagini che provengono dalla televisione. Le informazioni sono assimilate sia dalla metà sinistra che dalla metà destra dello schermo. Ciò è possibile perchè entrambi gli emisferi del vostro cervello stanno lavorando alla perfezione grazie alla connessione presente tra essi e rappresentata da uno spesso fascio di fibre chiamato corpo calloso.


Un danno ad un emisfero, in particolare al lobo parietale, produce spesso eminattenzione o completo neglet. Un paziente affetto da eminattenzione visiva ha la difficoltà a cogliere l'informazione che appare in una metà del campo visivo - la metà opposta al lato del cervello danneggiato. Il neglet è anche più grave, poichè metà del campo visivo è completamente ignorata. L'eminattenzione sinistra o il neglet causate da un danno all'emisfero destro sono di solito molto più gravi della eminattenzione o del neglet destro (causate da un danno all'emisfero sinistro).

Molto spesso un danno all'emisfero destro provoca inconsapevolezza del deficit (anosognosia). L'anosognosia è fonte di pericoli, poichè il paziente può essere inconsapevole di ogni deficit, non solo dell'eminattenzione.

Immaginate un autista colpito da eminattenzione visiva sinistra (da danno dell'emisfero destro) ed inconsapevole di questa condizione. Il paziente spesso insisterà a guidare e a svolgere attività che potrebbero mettere in pericolo lui e gli altri.

Mentre osservate le scene potete tenere sotto controllo l'intero televisore e seguire tutti i dettagli. La capcità di esaminare una scena visiva estrapolando l'informazione importante in qualunque punto essa appaia è controllata da una regione dei lobi frontali, le aree oculari frontali.

Elaborate quindi le immagini visive e le riconoscete. Questo è possibile grazie alla corteccia visiva associativa, come già detto.

Vedete anche facce e mentre le guardate il vostro emisfero destro è al lavoro, in particolare il lobo temporale. E' stato dimostrato che questa parte del cervello ha il compito del riconoscimento facciale.

La faccia dello speaker è però elaborata dall'emisfero sinistro poichè è già conosciuta. Nel cervello ha luogo una divisione del lavoro. L'emisfero destro si occupa meglio dell'informazione nuova, non familiare, e l'emisfero sinistro è più a suo agio con quella familiare. Infatti le facce degli estranei sono elaborate a destra mentre i volti conosciuti, familiari sono elaborati a sinistra.

Mentre le immagini visive e il racconto dello speaker si fondono in un'unica storia, voi non distinguete quale informazioni entri attraverso gli occhi e quale attraverso le orecchie. Tutto si intreccia nella vostra mente. La corteccia associativa sta facendo il suo lavoro con grande efficienza. Questa parte del cervello ha il compito di mettere insieme flussi di informazione provenienti da sensi differenti e di integrarli tra loro.

Se si parla di una regione colpita da un conflitto di cui già si è discusso potete riconoscere l'argomento. Questo è possibile poichè l'informazione precedente è già contenuta in memoria e per questo processo è essenziale il ruolo dell'ippocampo.

Le nuove ricerche hanno dimostrato che nell'ippocampo tendono a svilupparsi nuovi neuroni. Il ritmo con cui i nuovi neuroni appaiono nell'ippocampo può essere influenzato dall'attività cognitiva e dal mantenimento in esercizio del vostro cervello.

A mano a mano che seguite le notizie, cercate di immaginare ciò che accadrà nella regione in guerra. Analizzate il contesto globale, provate ad immaginare cosa possono pensare i principali protagonisti.

Si tratta di abilità complesse - pianificare, anticipare, formare una teoria della mente - molto recenti da un punto di vista evolutivo. Sono presenti solo negli esseri umani. Tutte queste funzioni complesse sono controllate dalla corteccia prefrontale. la parte più giovane e complessa del cervello umano e anche l'ultima a svilupparsi. Lo sviluppo completo si ha solo intorno ai venti anni, a volte addirittura a trenta.

La vostra corteccia prefrontale si è attivata nel momento in cui avete provato a fare previsioni politiche. E così anche la vostra corteccia cingolata anteriore, una struttura del cervello legata alla corteccia prefrontale, che è particolarmente attiva in situazioni di incertezza.

La vostra attenzione sta diminuendo e comiciate a sentirvi insonnoliti. Ciò significa che la vostra formazione reticolare ascendente, una struttura molto importante che ha il compito di tenere il cervello sveglio e in allerta, ha portato a termine il suo compito. La sua attività sta diminuendo e quindi avvertiti i primi segni del sonno.


Spegnete quindi la televisione e andate a letto.

Spegnete la luce..............


............e quasi impercettibilmente vi abbandonate al sonno così da essere pronti per un altra giornata in compagnia del vostro...stupefacente cervello!!!

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